Educare all’affettività oggi: tra consenso informato e diritto alla conoscenza.

Partecipante del progetto “Relazioni che contano” (ASL Roma 1 e Dipartimento di Psicologia Dinamica della Sapienza, 2024).

Una madre dall’indagine qualitativa “Scuola e Genitorialità” (Centro Studi Erickson e MIUR, 2023).

Un insegnante dal report nazionale “Educare alle relazioni” della Rete Educare alle Differenze (2025).

Molti giovani Secondo l’indagine Ipsos Italia – Save the Children “Giovani e affettività” (2024).

Il disegno di legge presentato il 23 maggio 2025 dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Atto Camera n. 2423), introduce disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico, con particolare riferimento alle attività che trattano temi attinenti alla sessualità. Il testo prevede l’obbligo di consenso scritto e preventivo dei genitori per la partecipazione degli studenti a tali attività, la messa a disposizione dei materiali didattici prima dell’avvio dei progetti, e l’esclusione di interventi di questo tipo nelle scuole dell’infanzia e primarie, salvo quanto previsto dalle indicazioni nazionali.

Il dibattito sul DDL Valditara ha suscitato la reazione di numerosi enti e organizzazioni professionali. Tra le prese di posizione più significative si segnalano quelle del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), di Save the Children Italia ETS e del Coordinamento Genitori Modena.

In un comunicato stampa del 17 ottobre 2025, la presidente Maria Antonietta Gulino (CNOP) ha dichiarato: “Vietare, seppure idealmente a tutela dei minori, l’educazione sessuale, affettiva o etica nelle scuole può costituire un pericoloso ostacolo allo sviluppo sessuale, affettivo e relazionale di bambine, bambini e adolescenti… L’educazione affettiva e sessuale deve essere parte integrante del Patto di corresponsabilità tra scuola, famiglie e studenti … È un presidio di salute psicologica e sociale, non una minaccia.” 1

Anche l’organizzazione Save the Children Italia ETS, con un comunicato del 16 ottobre 2025, ha espresso preoccupazione per le restrizioni proposte dal DDL: “È fondamentale introdurre percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Ne sono dimostrati i benefici per la riduzione di comportamenti a rischio e la prevenzione di abusi e violenze.” 2

Il Coordinamento Genitori Modena, nel comunicato del 26 maggio 2025, ha chiesto che il Parlamento promuova una legge ispirata agli standard UNESCO e OMS: “Chiediamo che si faccia promotore di un DDL che introduca l’educazione affettiva e sessuale nella scuola all’interno del percorso curriculare, conformandosi alle linee guida internazionali … per decostruire pregiudizi e stereotipi, per prevenire disuguaglianze e forme di violenza di genere.” 3

  1. Fonte: CNOP, comunicato stampa 17 ottobre 2025, https://www.psy.it/ddl-educazione-affettiva-gulino-cnop-vietarla-significa-esporre-i-giovani-a-disinformazione ↩︎
  2. Fonte: Save the Children Italia ETS, comunicato stampa 16 ottobre 2025, https://www.savethechildren.it/press/educazione-sessuale-e-affettiva-scuola-fondamentale-auspichiamo-parlamento-faccia-passo ↩︎
  3. Fonte: Coordinamento Genitori Modena, comunicato stampa 26 maggio 2025, https://www.coordinamentogenitorimodena.org/comunicato-stampa-sulleducazione-sessuo-affettiva ↩︎

A livello europeo, la WHO Regional Office for Europe e il Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung (BZgA)hanno definito nel 2010 e aggiornato nel 2022 gli Standards for Sexuality Education in Europe, stabilendo che l’educazione affettivo-sessuale debba essere curricolareuniversale e adeguata all’età, iniziando già nella scuola primaria.
Il Consiglio d’Europa, nella bozza di Raccomandazione 2025 sull’educazione alla sessualità, ribadisce che tale percorso è un diritto dei minori e un dovere degli Stati membri ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (art. 29).

In questo contesto, il DDL Valditara introduce un paradigma diverso: da una prospettiva di accesso universale e curricolare, si passa a un modello “opt-in” basato sul consenso individuale, che di fatto può ridurre la partecipazione, ampliare le disuguaglianze territoriali e limitare la coerenza educativa tra scuole.

La letteratura scientifica degli ultimi trent’anni mostra un consenso pressoché unanime nel considerare l’educazione sessuale completa e basata su evidenze (Comprehensive Sexuality Education – CSE) uno strumento di promozione del benessere psicologico, sociale e fisico.
Secondo l’UNESCO (2018) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2022), la CSE non si limita alla trasmissione di informazioni biologiche, ma mira a sviluppare competenze emotive, relazionali e di cittadinanza.

Numerose meta-analisi hanno evidenziato come i programmi di educazione sessuale integrata e continuativa siano più efficaci nel prevenire comportamenti a rischio, gravidanze precoci e infezioni sessualmente trasmissibili, rispetto ai programmi “astinenza-only” o ai modelli esclusivamente informativi (Santelli et al., 2017; Goldfarb & Lieberman, 2021).
La CSE si associa inoltre a un miglioramento del benessere mentale, alla riduzione di ansia e stigma e al rafforzamento delle competenze socio-emotive (Collins et al., 2020).

In una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Adolescent Health, Goldfarb e Lieberman (2021) evidenziano che la CSE, quando implementata precocemente e in modo progressivo, produce risultati positivi non solo sul piano comportamentale, ma anche sullo sviluppo dell’identità e dell’autostima.

L’esplorazione corporea e affettiva rappresenta una dimensione fondamentale dello sviluppo umano e costituisce la base sulla quale si costruiscono l’identità personale, la conoscenza di sé e la capacità di relazione. Già nei primi anni di vita, il bambino esplora il proprio corpo come strumento di scoperta sensoriale e di relazione con l’ambiente. Tale esplorazione, come confermato dalla letteratura classica e contemporanea (Erikson, 1950; Stern, 1985; WHO, 2022), non ha connotazioni erotiche, ma cognitive, affettive e di costruzione del senso di sé corporeo.

Tra i 3 e i 6 anni, i bambini sviluppano curiosità verso il corpo proprio e altrui, ponendo domande sulle differenze anatomiche e sui processi di nascita: si tratta di una fase di esplorazione cognitiva e simbolica, in cui si consolidano le prime rappresentazioni dell’identità di genere e dell’intimità. Successivamente, in età scolare, emergono i sentimenti di pudore e interiorizzazione delle regole sociali, segnando il passaggio da un’esplorazione spontanea a una consapevolezza relazionale più matura (Kohlberg, 1966; Lamb & Freund, Child Development, 2010).

La ricerca scientifica contemporanea ha ampiamente dimostrato che un’ educazione affettiva e sessuale precoce, appropriata all’età e basata sull’evidenza, favorisce lo sviluppo di competenze emotive, relazionali e di autoregolazione (Goldfarb & Lieberman, Journal of Adolescent Health, 2021; UNESCO, Technical Guidance on Sexuality Education, 2018). Non si tratta di anticipare contenuti sessuali, bensì di accompagnare il bambino nella comprensione del proprio corpo, delle emozioni e dei limiti personali, ponendo le basi per una crescita psicologica sana e rispettosa.

Il tema centrale non è se educare all’affettività, ma come farlo. La ricerca mostra che la collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti della salute mentale rappresenta il fattore decisivo per l’efficacia degli interventi educativi (Ketting & Ivanova, 2018). In un quadro ideale, il consenso informato dovrebbe essere inteso non come atto di esclusione, ma come strumento di alleanza educativa.

– Coinvolgimento attivo delle famiglie tramite incontri informativi e formativi prima dell’avvio dei progetti.

– Trasparenza dei materiali didattici.

– Attivazione di sportelli di ascolto psicologico per studenti e genitori.

– Creazione di comitati misti scuola-famiglia-professionisti per monitorare e migliorare i percorsi educativi.

– Formazione specifica per il personale scolastico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Europe, 2022), i programmi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole riducono in modo significativo:

  • l’incidenza di comportamenti a rischio (es. violenza di genere, gravidanze precoci, trasmissione di infezioni);
  • l’accesso ospedaliero per complicanze sessuali e psicologiche in adolescenza;
  • e migliorano gli indicatori di benessere mentale e autostima.

In particolare, le meta-analisi di UNESCO (2018) e Santelli et al. (2017, J. Adolescent Health) dimostrano che i programmi strutturati di educazione affettiva e relazionale:

  • aumentano la capacità dei giovani di riconoscere comportamenti abusivi o coercitivi,
  • migliorano la comunicazione interpersonale e il rispetto dei limiti reciproci,
  • riducono del 30–40% il rischio di esposizione a violenza sessuale o di genere nei contesti scolastici e familiari.

L’approccio preventivo si fonda su un concetto chiave: la conoscenza affettiva e corporea è uno strumento di protezione.
Un bambino o un adolescente che sa nominare il proprio corpo, comprendere il consenso e distinguere tra contatto affettuoso e invasivo, è meno vulnerabile agli abusi e più incline a chiedere aiuto (Berkowitz et al., Child Abuse & Neglect, 2020).

Parallelamente, diversi studi di sanità pubblica (Ott et al., Pediatrics, 2011; WHO, 2016) mostrano che l’educazione alla sessualità basata sull’evidenza riduce il ricorso tardivo ai servizi ospedalieri per disturbi o traumi legati alla sfera sessuale, promuovendo l’intervento precoce e la prevenzione delle forme di disagio psicosomatico e relazionale.


L’educazione affettiva e sessuale, quando basata su evidenze e condotta con professionalità, rappresenta una risorsa fondamentale per il benessere degli studenti e per la prevenzione delle forme di disagio psicologico e relazionale.
La sfida che si apre con il DDL Valditara è quella di bilanciare il diritto dei genitori alla scelta educativa con il diritto dei minori all’informazione e alla salute.

Come psicologi e professionisti dell’educazione, è nostro compito contribuire a un dibattito fondato su dati, non su ideologie: riconoscere che conoscere è proteggere, e che solo una scuola capace di parlare di affettività in modo competente, rispettoso e laico può realmente educare alla libertà e alla responsabilità.

Berkowitz, R. et al. (2020). Prevention of Child Sexual Abuse Through Educational Programs. Child Abuse & Neglect, 101, 104295.

Collins, R. L., Martino, S. C., & Elliott, M. N. (2020). Comprehensive sexuality education and mental health outcomes: A meta-analysis. Sex Education, 20(3), 321–338.

Consiglio d’Europa. (2025). Draft Recommendation on Age-Appropriate Sexuality Education. Strasbourg: Council of Europe.

Durlak, J. A., Weissberg, R. P., Dymnicki, A. B., Taylor, R. D., & Schellinger, K. B. (2011). The impact of enhancing students’ social and emotional learning: A meta-analysis. Child Development, 82(1), 405–432.

Erikson, E. H. (1950). Childhood and Society. New York: Norton.

Goldfarb, E. S., & Lieberman, L. D. (2021). Three decades of research: The case for comprehensive sexuality education. Journal of Adolescent Health, 68(1), 13–27.

Ketting, E., & Ivanova, O. (2018). Sexuality education in Europe and Central Asia: State of the art and recent developments. IPPF EN.

Kohlberg, L. (1966). A cognitive-developmental analysis of children’s sex-typing. In E. E. Maccoby (Ed.), The development of sex differences (pp. 82–173). Stanford University Press.

Lamb, M. E., & Freund, A. M. (Eds.). (2010). The handbook of life-span development, Volume 2: Social and emotional development. John Wiley & Sons.

Ott, M. A. et al. (2011). Sex Education and Health Outcomes in Young People. Pediatrics, 128(5), e1109–e1116.

Parlamento Europeo. (2022). Implementation of comprehensive sexuality education in the EU. Bruxelles.

Santelli, J. S., Kantor, L. M., Grilo, S. A., et al. (2017). Abstinence-only-until-marriage: Ineffective and unethical public health policy. Journal of Adolescent Health, 61(3), 273–280.

Stern, D. N. (1985). The Interpersonal World of the Infant. New York: Basic Books.

UNESCO. (2018). International Technical Guidance on Sexuality Education. Paris: UNESCO.

WHO Regional Office for Europe & BZgA. (2022). Standards for Sexuality Education in Europe. Cologne: BZgA.

WHO. (2023). Mental health promotion through school-based education. Geneva: World Health Organization.

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